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RISONANZA MAGNETICA PER LA DIAGNOSI PRECOCE DI ALZHEIMER

L’Alzheimer è una diffusissima malattia dell’età senile, ancora oggetto di studio della ricerca scientifica. A tutt’oggi, infatti, non esiste un test specifico per determinare se una persona è affetta dalla malattia di Alzheimer: la diagnosi avviene per esclusione, ed è condotta tramite visita clinica, esami di laboratorio ed esami strumentali come la Risonanza Magnetica Nucleare.

La malattia di Alzheimer è una patologia tristemente comune in Italia, con più di 600.000 pazienti che ne soffrono, vale a dire il 5% della popolazione anziana.

L’Alzheimer è noto per la caratteristica distorsione della memoria che interessa chi ne soffre: si tratta di un processo degenerativo che provoca un declino irreversibile delle funzioni intellettive, poiché distrugge le cellule cerebrali.

Questa patologia, infatti, aggredisce le regioni anatomiche del cervello, ippocampo o corteccia, procurando delle alterazioni che oggi possono essere rilevate efficacemente grazie alla Risonanza Magnetica (RMN).

Questo esame consente infatti di ottenere un'immagine molto particolareggiata della struttura del cervello e, eseguendolo a cadenza regolare, è possibile sovrapporre le immagini per riscontrare i cambiamenti di una determinata zona del cervello. Inoltre, grazie a questo esame è possibile verificare la presenza di aree di ‘atrofia’ (perdita di tessuto) cerebrale. La posizione di queste aree, per lo specialista, è essenziale per identificare il tipo di demenza senile con la quale ci si confronta.

Nel caso della Malattia di Alzheimer, l’atrofia cerebrale riguarda l’ippocampo e la porzione mediale dei lobi temporali, ossia esattamente le aree del cervello “incaricate” della formazione e della conservazione dei ricordi. Questa possibilità di differenziare le demenze, derivante dall’uso della Risonanza Magnetica, permette diagnosi precoci e decisamente più precise, semplificando il lavoro del neurologo.

Secondo studi recenti, la risonanza magnetica sarebbe finanche utile per predire la possibile insorgenza dell'Alzheimer con il 90% di accuratezza – ma solo nei pazienti ad alto rischio, ovvero con una storia familiare con casi frequenti della malattia. 

Questo perché, secondo una ricerca statunitense, il lobo mediano-temporale si riduce di volume dello 0,7% ogni anno nei soggetti a rischio, anticipando dunque l'insorgenza dei sintomi e consentendo di predire la malattia stessa.

Il rimpicciolimento dell’area cerebrale, secondo lo gli scienziati americani, basterebbe per la diagnosi precoce dell'Alzheimer attraverso l’uso della Risonanza Magnetica e, eventualmente, a screening dedicati ai pazienti a rischio. La ripetizione dell’esame a intervalli di tempo regolari oggi, peraltro, spaventa sempre meno grazie alla disponibilità di Risonanze Magnetiche Aperte, come quella in uso in Curie, che riescono a garantire il massimo comfort per il paziente con un'elevata qualità dell'immagine e sono pertanto particolarmente utili per quei pazienti che patiscono lo spazio più stretto di una RM tradizionale, come gli obesi, i bambini e, per l’appunto, gli anziani.

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