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mammografia prevenzione seno

Il tumore al seno è il nemico numero uno di tutte le donne. Una patologia molto pericolosa e sempre più diffusa - le statistiche parlano di 48.000 nuovi casi in Italia ogni anno - che per fortuna oggi fa meno paura grazie ai progressi della ricerca scientifica e all’attività di prevenzione, come spiega la dottoressa Michela Brioschi, specializzata in Radiodiagnostica e Medicina Nucleare.

 

 

Vantaggi della diagnosi precoce

Attualmente esistono delle “armi” molto efficaci per contrastare il pericoloso avversario della salute femminile: “Tengo molto a sensibilizzare le donne sull’importanza di questo argomento perché ormai basta veramente poco per riuscire a curare con successo una neoplasia del seno - spiega la dottoressa Brioschi - L’arma in più a nostra disposizione si chiama prevenzione. Infatti è proprio grazie a quest’ultima che le guarigioni sono in aumento rispetto al passato”. I dati più significativi? “Se nel 1997 a 5 anni dall’insorgenza della malattia la sopravvivenza era pari al 74% delle pazienti, oggi questo valore ha raggiunto il 90%, mentre il tasso di successo definitivo delle cure tocca l’85%.

Grazie a evoluti test diagnostici per immagini, infatti, è possibile individuare eventuali noduli maligni con grande accuratezza già quando sono di pochi millimetri. La diagnosi precoce li rende facilmente aggredibili con la chirurgia, sfruttando metodiche conservative e quindi non più demolitive come in passato, consentendo spesso alla paziente di salvaguardare il proprio seno. In alcuni casi, se il profilo anatomo patologico del nodulo lo consente (grading, pattern recettoriale ormonale, capacità proliferativa, ecc), dopo la chirurgia può essere sufficiente proseguire la cura solo ed esclusivamente attraverso la terapia “ormonale” e radioterapia, saltando la chemioterapia ed evitando quindi tutti gli effetti collaterali a essa collegati. Un grande passo avanti, dall’impatto psicologico senza dubbio più confortante”.

Prevenzione a ogni età

La radiologa ha rivelato che se tra le donne più giovani la pratica della prevenzione è ormai diffusa, tra quelle più anziane invece quest’ultima fatica ad affermarsi: “Purtroppo capita ancora oggi di imbattersi in donne in età avanzata con noduli molto grossi, anche oltre i due centimetri di dimensione. Queste, pur sentendo alla palpazione che c’è qualcosa che non va, talvolta per pudore o per timore non dicono nulla al medico. Ed è un peccato perché con la prevenzione si potrebbero senz’altro evitare le devastanti conseguenze della malattia.

Tutte le donne dovrebbero sottoporsi ai controlli suggeriti dal senologo, anche quelle in età avanzata perché il tumore della mammella può insorgere in qualunque momento della vita”. Le modalità di prevenzione variano con il variare dell’età delle pazienti: “Occorre distinguere tra le giovani donne e le signore che hanno qualche anno in più – specifica la dottoressa del centro diagnostico di Cologno Monzese - Tra i 20 e i 30 anni, infatti, può essere sufficiente sottoporsi a un’ecografia al seno ogni due anni, controllo che diventa annuale tra i 30 ed i 40 anni; dopo i 40 anni, invece, bisognerebbe fare, preferibilmente contestualmente, mammografia ed ecografia mammaria, con cadenza annuale. In materia di prevenzione la Regione Lombardia ha attivato il cosiddetto Screening Senologico che a cadenza biennale eroga gli esami gratuitamente alle donne residenti sul territorio di età compresa tra i 45 e i 69 anni.

Per quanto sicuramente utile, perché da quando è entrato in vigore questo protocollo ha già salvato migliaia di vite, in merito alla cadenza dello Screening gli specialisti hanno opinioni contrastanti. Alcuni, infatti, ritengono che la profilassi dovrebbe essere personalizzata da donna a donna valutando caso per caso i fattori di rischio, perché ci sono pazienti che potrebbero avere l’esigenza di doversi sottoporre agli esami con maggior frequenza di altre.

I test diagnostici per immagini

La dottoressa ha illustrato poi le caratteristiche dei diversi esami di prevenzione del tumore al seno disponibili nel centro Curie. “L’esame per eccellenza è la mammografia – ha spiegato - l’immagine che si ottiene attraverso la sua esecuzione è ricavata da radiazioni ionizzanti che attraversano la mammella.

L’ecografia, invece, sfrutta ultrasuoni non nocivi che permettono di approfondire l’esplorazione delle aree più dense del seno, impenetrabili alla mammografia. Purtroppo, l’ecografia è un po’ meno efficace della mammografia perché non permette di individuare le microcalcificazioni che sono uno dei primi segni di tumore; per questo è opportuno dopo i 40-45 anni associarla ad una mammografia.

Al Curie possiamo poi praticare alle nostre pazienti anche la Tomosintesi, erroneamente chiamata mammografia 3D, esame molto approfondito che eseguiamo attraverso le tecnologie più evolute fin dal 2010 (siamo stati i terzi in Italia ad attivare l’apposito dispositivo).

Essa analizza a strato sottile tutto il volume della ghiandola mammaria rilevando anche le più piccole alterazioni che potrebbero sfuggire agli altri esami. In sostanza si ottengono diverse immagini della mammella che viene esaminata “a strati” proprio come fa la TAC relativamente agli altri organi del nostro corpo.

In aggiunta all’ecografia l’elastosonografia, che si esegue utilizzando ecografi dedicati. Attraverso di essa è possibile valutare la comprimibilità di un nodulo: se quest’ultimo risulta poco comprimibile e duro, allora aumenta il sospetto che, purtroppo, sia maligno.

Infine, è possibile effettuare anche la risonanza della mammella, esame di terzo livello a cui vengono sottoposte le pazienti con uno o più noduli maligni, a forte rischio per famigliarità, con rischio genetico confermato (mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2)”.

LE NOSTRE SPECIALIZZAZIONI

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